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Mercoledì 26 Agosto 2020  17:21

Vito Rubino e Pietro De Padova, rispettivamente direttore e presidente di CIA Agricoltori Italiani Area Due Mari (Taranto-Brindisi). Proteste per l’acqua “esigua” dalla Basilicata: CIA Puglia “alza” la voce e scoppia il putiferio.

Problematiche annose inerenti alla gestione delle risorse idriche di un invaso che ricade territorialmente in Basilicata ma la cui gestione, almeno sulla carta, dovrebbe essere condivisa al 50% con la Puglia.

CIA Puglia: «La parte lucana continua ad avere un potere decisionale esclusivo sulle quantità da erogare. Noi non vogliamo né una goccia di più né una goccia di meno di acqua rispetto a quanto viene assicurato agli agricoltori della Basilicata».



«La Basilicata nega l’acqua ai nostri agricoltori e mentre la diga di San Giuliano per il 50% è della Puglia, si fanno invece due pesi e due misure».

Parole dure dalla CIA di Puglia che farebbe emergere tutto il disappunto all’indomani delle “sorprese” che molti agricoltori pugliesi hanno dovuto verificare loro malgrado scoprendo che l’acqua è sempre più “risicata” e dunque di meno rispetto a quella distribuita nei confronti dei “cugini” lucani.

Alla base di tutto probabilmente sarebbe soprattutto la necessità che la Puglia sia coinvolta e pretenda di avere voce in capitolo nella gestione delle risorse idriche destinate all’irrigazione nelle disponibilità della diga di San Giuliano. Ma entriamo dei dettaglia per scoprire insieme ai due protagonisti promotori della dura protesta.

Loro sono Vito Rubino e Pietro De Padova (foto), di CIA Agricoltori Italiani Puglia, che così spiegano la vicenda.

«La diga di San Giuliano non è ad uso esclusivo della Basilicata: per il 50% appartiene alla Puglia, ma la gestione è totalmente a trazione lucana a causa dell’assenza del Consorzio di Bonifica Stornara e Tara. A pagare le conseguenze di questo stato di cose, lo ripetiamo, sono gli agricoltori del Tarantino, ai quali viene negata la possibilità di avere a disposizione lo stesso quantitativo d’acqua a uso irriguo che è invece garantito alle aziende agricole della Basilicata. Vogliamo un trattamento equo e giusto per gli agricoltori pugliesi, ne hanno pieno diritto. Le altissime temperature di queste settimane, in assenza di interventi adeguati di irrigazione, mettono a rischio le colture. La situazione è grave, ingiusta e inaccettabile».

A parlare, dunque in “trincea” avanti a tutti, ed a sgolarsi così duramente in questi termini, nonostante sia ancora pressante la “canicola” estiva tipica di questo mese di agosto, sono per l’appunto, come anticipato, Vito Rubino e Pietro De Padova, rispettivamente direttore e presidente di CIA Agricoltori Italiani Area Due Mari (Taranto-Brindisi), strenui difensori da sempre delle giuste ed idonee politiche agricole in favore degli utenti in Puglia e nel Tarantino in particolare in questo caso. E così, sembrerebbe, almeno pare di capire dalle loro stesse parole, che almeno in questo caso queste “politiche” non verrebbero correttamente “dispensate”. Almeno stando alle loro parole, ricche di contenuti dai quali e grazie ai quali emergerebbe tutto il loro disappunto motivato.

Entrambi spiegano infatti, quasi fossero all’unisono, di come siano stati costretti a “tornare”, per l’ennesima volta a fare il punto sull’annosa questione «inerente alla gestione delle risorse idriche afferenti alla diga di San Giuliano, invaso che ricade territorialmente in Basilicata ma la cui gestione, almeno sulla carta, dovrebbe essere condivisa al 50% con la Puglia. Di fatto - proseguono all’unisono come fosse un fiume in piena - invece, la parte lucana continua ad avere un potere decisionale esclusivo sulle quantità da erogare.

Inspiegabilmente e in maniera del tutto ingiustificata – hanno aggiunto Rubino e De Padova – agli agricoltori pugliesi viene negato ciò che alle aziende agricole lucane è giustamente garantito. Noi non vogliamo né una goccia di più né una goccia di meno di acqua rispetto a quanto viene assicurato agli agricoltori della Basilicata. Pretendiamo un trattamento equo, giusto, con l’erogazione di quantitativi d’acqua sufficienti a sostenere il lavoro, il sudore e i sacrifici attraverso i quali le aziende agricole del Tarantino cercano, con fatica, di portare avanti la propria attività per non vedere andare al macero le loro produzioni. Facciamo appello all’Autorità di Bacino, alla Regione Puglia, all’ente regionale della Basilicata, al Consorzio di Bonifica Stornara e Tara e, più in generale, al livello politico-istituzionale: basta con i rimpalli di responsabilità, con le scusanti, con le risposte parziali e le formule astratte, occorre rispettare concretamente i diritti degli agricoltori pugliesi.

Non è possibile continuare a essere inattivi rispetto a chi, in Basilicata, fa il bello e il cattivo tempo su una questione idrica sempre più drammatica e stringente, tutto questo soprattutto a causa dell’assenza della dirigenza del Consorzio Stornara e Tara e della mancanza di qualcuno che contrasti decisioni unilaterali. È necessario che la Puglia sia coinvolta e pretenda di avere voce in capitolo nella gestione delle risorse idriche destinate all’irrigazione nelle disponibilità della diga di San Giuliano, per questo facciamo appello diretto anche a Michele Emiliano a impegnarsi affinché le autorità funzionali della Regione Puglia prendano immediata contezza del problema e una posizione decisa su tutta la vicenda e, inoltre, si faccia portavoce presso il suo collega presidente della Regione Basilicata per ripristinare la regolarità dell’erogazione idrica da parte della struttura lucana», hanno concluso, protestando in maniera garbata ma secca e decisa i due alti dirigenti provinciali di CIA Due Mari TARANTO.





Nella foto: Vito Rubino e Pietro De Padova, rispettivamente direttore e presidente di CIA Agricoltori Italiani Area Due Mari (Taranto-Brindisi).


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